Hennè vs tatuaggio
Indian Bride Foto nserita originariamente da Tê@M ЀVÏ£
Ho deciso di scrivere questo post perché ho notato che moltissime persone, in Italia, ma non solo, considerano l’hennè un ‘finto tatuaggio’. La differenza sta nel fatto che l’hennè è vero, è vero hennè…Cosa intendo dire? Forse qualcuno avrà notato che non mi riferisco MAI all’hennè come a un ‘tatuaggio’ o ‘tattoo’ come è uso corrente, perché le due arti (e parlo di arti) sono parimenti dignitose e completamente distinte, pur essendo entrambe forme di body art. L’hennè, infatti, può essere definito più correttamente body art. Con hennè, naturalmente, intendo tutta l’arte tradizionale che vi sta dietro e non solo la sostanza.
La parola tatuaggio deriva dal polinesiano “tatau” che letteralmente significa battere o marchiare e indica il picchiettare del legnetto sull’ago per bucare la pelle.
L’introduzione di questo termine polinesiano è da attribuire al capitano James Cook che nel suo diario descriveva la tecnica del tatuare degli indigeni polinesiani(http://www.lukered.com/TATTOO/storia-dei-tatuaggi).
La tecnica dei tatuatori polinesiani, infatti, era diversa da quella dei tatuatori contemporanei occidentali, ma contemplava sempre la penetrazione dell’inchiostro nella pelle. Questi tatuaggi erano segno di un’appartenenza a clan e tribù distinte e indicavano il passaggio all’età adulta, anzi, erano essi stessi una prova del passaggio, in quanto sottoponevano a una pratica dolorosa la persona che così dimostrava di essere degna di entrare nella fase adulta.
L’hennè ha un significato, delle tecniche e delle tradizioni molto ricche, ma diverse, per questo ha una sua dignità, così come il tatuaggio, a differenza delle semplici pratiche estetiche di un disegnetto (non che ci sia nulla di male, ma c’è differenza…).
In Marocco quella dell’hennè è detta naqsh (arte), mantre in India la body art all’hennè è detta mehndi. Questa è impiegata tradizionalmente nel contesto dei riti di passaggio, principalmente sulle donne (mentre il tatuaggio è in origine principlamente maschile, anche se non esclusivo).
A differenza del tatuaggio, l’hennè non è una prova in se stessa, ma una protezione. Oggi giorno le popolazioni che lo usano per tradizione dicono che ‘tiene lontano il malocchio’ e questo corrisponde al fatto che l’hennè ha origini nelle pratiche di protezione all’interno dei riti di passaggio.
Secondo gli antropologi, sin da tempi remoti, alcune popolazioni usavano ricoprirsi con l’ocra rossa durante i riti di passaggio, in particolare le donne. Questa ricordava il sangue offerto nei riti sacrificali che era, dunque, considerato purificante.
Anche il fatto di disegnare prevalentemente su mani e piedi non è un caso, anche se è dovuto ugualmente al maggiore potere tingente dell’hennè su queste zone dove la pelle è più spessa. Sulle mani e sui piedi, infatti, sono presenti dei punti energtici molto importanti, attraverso i quali l’energia entra ed esce dal corpo secondo diverse tradizioni. Al centro del palmo e sulla punta delle dita, per esempio, si trovano importanti chakra ‘minori’, o plessi energetici.
Insomma, proteggere queste porte del corpo corrisponde alla pratica di preservare l’integrità energetica della persona nel corso del rito di passaggio.
Queste cerimonie non hanno un valore religioso, in quanto le loro origini sono ben più antiche, ma mantengono la loro importanza nel preservare l’identità di una cultura.
Anche i disegni che vengono praticati hanno un loro significato, in genre sono propiziatori della fertilità o protettivi. Lo stile matrimoniale indiano, addirittura, riporta talvolta intere processioni nuziali sulle braccia della sposa e ama molto lo stile figurativo.
Per un’artista, quella dell’hennè, è una forma espressiva molto particolare, poiché l’apprendimento dei motivi tradizionali permette l’espressione della sua individualità soprattutto nel dettaglio e nell’armonizzazione e gestione dei canoni tradizionali.
Infine, così come un tatuaggio deve essere visibile e restare, l’hennè vero DEVE SBIADIRE perché è il segno di un momento di transizione e indica la ciclicità della vita umana, così come l’intricato mandala di un monaco tibetano….
Naturalmente, tutto questo si applica all’hennè rosso naturale e tradizionale, mentre i disegni neri fatti sulla spiaggia o da un’estetista hanno tutt’altro significato e oltretutto, non usano una sostanza naturale.
Ricordo che quando ero più ragazzina ho desiderato, un po’ come tutti, a un certo punto, tatuarmi qualcosa. Seppure a quell’età tatuarsi rappresenti una specie di affermazione della propria crescita, ricordo anche il disegno che avevo scelto e il posizionamento…ebbene, oggi me ne vergognerei e non mi piacerbbe affatto. Questo perché la personalità muta e laddove la motivazione del tatuaggio sia prevalentemente estetica o legata al momento, non credo sia sufficiente per modificare in modo permanente il corpo, seppure di poco.
Allo stesso modo, ricordo ogni motivo con l’hennè che ho indossato o quasi e lo lego a un momento distinto e preciso, seppure non sia più visibile sulla mia pelle.
© Holikarang 2007









ciaooo….scs il disturbo….volevo imparare anke io a fare i tattoo cn l hennè….xò nn ho capito bene cm si fa…per prima cosa nn capisco il tempo di cottura…cioè qnt va tenuto sul fornello..e poi nn capisco le sostanze k vanno applicaite insieme all polvere di hennè al momento della cottura…e poi mi potresti dire l alternativa alla penna…mifaveresti un gorsso favore se mi risponderesti a qst email al mio indirizzo email..
grazie infinite in anticipo ciao ciao aspetto la tua risposta..
Commento di marta — 29 Agosto, 2007 @ 2:06 pm
Salve Marta, se leggerai bene i vari post dedicati alle ricette, gli applicatori ecc. per l’hennè naturale, su questo blog, sono certa che potrai avere chiariti alcuni dei tuoi dubbi.
Una cosa vorrei anche chiarire, L’HENNE’ NON VA COTTO SUL FORNELLO ASSOLUTAMENTE. Alcune tradizioni fanno questo procedimento, ma innanzitutto bisogna vedere che qualità di hennè usano, perchè ce ne sono moltissime. L’hennè che uso io, usato da moltissim altri artisti che conosco, non va assolutamente cotto altrimenti lo si uccide e perde il potere colorante.
Sul blog fornisco video, spiegazioni e consigli, purtroppo non ho tempo sufficiente per riscrivere tutte queste cose in modo personale per tutti alle singole email, ma puoi leggerti bene questi post e in caso porre delle domande più mirate, magari posso aiutarti meglio. Grazie.
Commento di holikarang — 30 Agosto, 2007 @ 11:54 am
ok..grazie mille di tt mi leggerò tt i post…grazie grazie grazie!!!!!!!!!ciauuuuuu
Commento di marta — 30 Agosto, 2007 @ 10:48 pm
ciao,
sono stata a zanzibar e mi sono fatta tatuare mani e piedi…meravigliosi…peccato solo che vadano via.
Vorrei acquistarlo per provare a mantenerlo e anche a farli,
mi sapresti dire dove posso comprare questo tipo di hennè?
va bene anche la polvere che si usa per i capelli o ne occorre una particolare?
grazie mille per le informazioni
Commento di sara — 26 Ottobre, 2007 @ 2:38 pm
Ciao Sara e grazie per il messaggio. Se cerchi prodotti per l’arte dell’hennè basta che vai al negozio online che trovi all’indirizzo http://www.prezzishock.it/shop.php?user_id=111703. Grazie
Commento di holikarang — 26 Ottobre, 2007 @ 5:26 pm
Ciao Holi,
ho letto ora questo articolo, e ci tenevo a dirti che condivido pienamente tutto quello che hai detto….sai, io dipingo e a volte è dura dover “degradare” il proprio lavoro per motivi di commerciabilità…credo che tu capisca cosa intendo…ovviamente ogni cosa fatta col cuore è degna di apprezzamento però credo che a volte sia nostro compito anche preservare “l’altezza” di certe forme d’arte, come il mehndi. Restituirle alla loro tradizione e impedire che perdano la loro identità in virtù di una possibile diffusione o commercializzazione.
Ti ho scritto queste cose perchè sono temi su cui rifletto spesso e sono contenta che ci sia qualcuno che in qualche modo condivide la mia linea di pensiero…sarebbe bello poter passare un pomeriggio a parlarne davanti ad una tazza di masala chai fumante…
Ti apprezzo molto…grazie.
Namaste
Commento di Susanna — 20 Febbraio, 2008 @ 8:40 am
Cara Susanna, sei molto carina. Devo dire che la cosa che mi turba non è il pensiero che tutti possano desiderare di indossare l’hennè…è una sostanza meravigliosa e piena di fascino (a me piace persino vedere le tracce sbaidite addosso a qualcuno, la trovo una cosa affascinante, come un messaggio: “io ho indossato un bel disegno e ora sta scomparendo..”).
Anche in India l’arte dell’hennè è stata portata in un certo momento storico e si è evoluta e raffinata col tempo. Non sono contraria alle fusioni e rielaborazioni…
Quello che in realtà non mi piacerebbe è che l’hennè venisse visto come una semplice alternativa al tatuaggio, cioè come un’imitazione. Per me l’hennè è un’arte precisa, una sostanza precisa, frutto di un procedimento particolare e ricco di fascino… mi piacerebbe che il più delle persone lo percepisse così, per quello che è veramente.
Commento di holikarang — 27 Febbraio, 2008 @ 1:13 am
Concordo in pieno….
Commento di Susanna — 3 Marzo, 2008 @ 8:24 am
ciao,
adoro l’idea dell’henne come protezione, e mi piacerebbe sapere di piu’ su questo argomento..come..in que ocasione sono fatti, e sopratutto quali sono i disegni protettivi que si possano fare sui piedi…
Potresti aiutarmi?
grazie e complimenti!
Commento di Letizia — 15 Marzo, 2008 @ 10:22 am
Ciao Letizia e grazie del messaggio. Per protezione si intende protezione dalle energie non positive (perché durante il rito di passaggio si è dei canali aperti) che potrebbero influenzare la persona, oppure, in positivo, stimolazione di energie positive come fertilità, prosperità ecc. I simboli cambiano da cultura a cultura e dall’occasione. I riti di passaggio sono tutti quelli legati al ciclo vitale femminile come nascita e matrimonio, oltre ad altre feste annuali propiziatorie della fertilità in origine. Per quanto riguarda i simboli tipici indiani, sui piedi vanno evitate i soggetti figurativi, talvolta usati invece sulle mani, specialmente nel caso del matrimonio. Fiori, pavoni, paisley foglie e manghi sono tutti simboli che richiamano la buona sorte e rendono bene sui piedi. Nella cultura marocchina, invece, un tipico simbolo di protezione è l’occhio, che letteralmente ‘protegge dal malocchio’ secondo le credenze popolari, è in genere inscritoo in un triangolo, altro simbolo femminile per eccellenza.
Commento di holikarang — 15 Marzo, 2008 @ 12:35 pm